La vecchia geopolitica determinista sembra avere ragione: il cuore continentale dell’Eurasia fa la differenza e impone, ancora una volta, l’agenda mondiale. I due lembi dell’Eurasia, pur dominando il continente sia in termini demografici che economici, sono vincolati al centro.

Se l’Europa teme l’Asia

Nel 1904 il geografo inglese John Mackinder propose una teoria originale sul governo del mondo. Sostenne che la grande massa terrestre al centro della compagine continentale formata da Europa, Asia e Africa era l’area geografica “decisiva” – heartland – per il controllo del mondo. Si tratta di un territorio vastissimo corrispondente perlopiù all’attuale Russia (che al tempo di Mackinder si chiamava Impero Russo), ma che include anche una parte della Cina e dell’Asia centrale.

La tesi di Mackinder sostiene che l’heartland controlla le principali riserve minerarie del pianeta, fondamentali per sostenere qualunque conflitto.  Inoltre, grazie alla sua immensa estensione, l’heartland è una fortezza geografica troppo vasta e troppo fredda per essere conquistata: chi lo controlla, può governare il mondo.

L’attuale conflitto fra russo-ucraino sembra confermare la tesi su heartland. Per quanto riguarda le risorse, la guerra attuale riguarda, fra l’altro, il controllo di alcune delle più grandi e fertili regioni agricole del mondo, nonché quello di alcuni grandi giacimenti di terre rare, nell’Ucraina orientale. Anche l’effetto fortezza sembra in qualche modo confermato, dal momento che l’eccezionale profondità geografica che caratterizza la regione rappresenta un problema sia per chi attacca – che fatica ad avanzare – che per chi si difende – e non riesce a contrattaccare.

Malgrado questi riscontri, oggi la tesi heartland è troppo deterministica per risultare condivisibile. Si basa sull’idea che la geografia fisica da sola possa determinare il destino politico dell’umanità, o di una sua porzione. A sua volta, suggerisce che non vi sia altro modo per sfuggire al destino della propria geografia di quello di appropriarsi dello spazio geografico degli altri. Inoltre, è una tesi che non tiene conto dell’evoluzione tecnologica, che può rendere obsoleta la profondità geografica (i droni possono colpire il nemico a migliaia di chilometri di distanza dalle prime linee), né dei cambiamenti climatici, che possono azzerare la fertilità di intere regioni.

Sotto il profilo storico, l’idea di Mackinder rivela un aspetto significativo: il timore radicato nelle classi istruite europee, nel XIX e XX secolo, per l’estensione territoriale russa, e più in generale del continente asiatico, del quale l’Europa occidentale è solo una popolosa penisola.

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